Una cena per l’Ambasciata al Cascinalenuovo a Isola d’Asti

In queste settimane si è parlato molto dell’Emilia terremotata – giustamente, in quanto è la zona più colpita; ma si è parlato poco di Mantova e della bassa mantovana, una zona più piccola ma altrettanto colpita dalle scosse di fine maggio scorso. Basti pensare ai danni subiti dai grandi palazzi rinascimentali del capoluogo, dalle case…

E così, in Emilia c’è un ristorante inagibile, che per almeno nove mesi non riaprirà: il Rigoletto a Reggiolo. Nella Bassa Mantovana c’è un ristorante che è tornato agibile nel giro di poco tempo, per quanto con la cantina distrutta – peccato che nel ristorante “agibile” non ci siano clienti, e che tutto quanto intorno mostri i segni profondi del sisma, e che i clienti, al momento, abbiano ben altro a cui pensare.

Come abbiamo detto in alcuni post precedenti, SosBlogger promuove una cena al Mirror Restaurant a favore del Rigoletto; e promuove anche la cena “Uniti per unire” dell’Associazione Le Soste, i cui proventi andranno sia al Rigoletto, sia all’Ambasciata.

Cinque ristoranti di Langhe, Roero e Monferrato che fanno parte delle Soste, cucineranno al Cascinalenuovo di Isola d’Asti. Oltre al padrone di casa Walter Ferretto, ci saranno Enrico Crippa del Piazza Duomo di Alba, Juri Chiotti e Diego Rossi delle Antiche Contrade di Cuneo, Pina Bagliardi del Gener Neu di Asti, Davide Palluda dell’Enoteca di Canale.

Ho parlato con Alice Ferretto del Cascinalenuovo, che si occupa dell’evento, e che mi ha raccontato che questo è anche un modo per ricordare quello che la stessa associazione fece per loro durante l’alluvione del ’94. Sono passati diciotto anni, ma la memoria di quei momenti è rimasta forte, e tutti loro, appena hanno saputo del terremoto, hanno subito voluto muoversi per ricambiare e far sentire la loro presenza a chi, questa volta, è stato investito dagli eventi.

***

A Milano fa caldo, il ventilatore è a palla e aver appena finito di intervistare la migliore gelataia di Milano non mi aiuta a uscire dall’umido e caldo torpore. Compongo il numero e sento la voce forte di Carlo Tamani. Ho un po’ di confusione, e glielo chiedo subito: preferisce essere chiamato Francesco o Carlo? Lui ride e mi racconta che ancora non si sa chi sia andato al Comune a registrarlo come Francesco, ché la sua mamma si sapeva che lo voleva chiamare Carlo…

Un sorriso… ma gli chiedo di raccontarmi del terremoto.

“Certo, il terremoto, adesso ti racconto… Il 20 maggio alle 4 del mattino ero a letto: mi sono svegliato, mi sono spaventato, e poi mi sono alzato a vedere. Raggiungo l’Ambasciata a trecento metri e vedo mio fratello Romano, anche lui fuori, come gli altri, interdetto e preoccupato, che cerca di capire. Ma poi passa… Con il nostro ottimismo, la mattina entriamo, sistemiamo e apriamo.
In paese, in centro hanno subito dichiarato inagibili tutte le case: per fortuna, altrimenti il 29 sarebbero cadute, con le persone dentro. Sarebbero morti in tanti, sai – c’era anche un intero condominio con 200 persone: per fortuna era vuoto.

“Poi, il 29. Sono le 9 e mi sto preparando, con mia figlia stiamo per uscire. Sentiamo un rombo micidiale: dalle vetrine, dagli scaffali, cade tutto. Tutto balla, ma i muri niente, stanno ben su. Vado all’Ambasciata, mio fratello Romano è spaventato, la gente è tutta fuori. Aspettiamo un po’, poi entro. Da uno scaffale sono caduti dei libri, dei candelabri. In cucina è tutto a posto. Apro la porta della cantina e trovo lo strato di bottiglie rovesciate e rotte, è pieno di vetro, non sono entrato. Mi metto a sistemare. Alle 10 arriva un’altra piccola scossa, esco subito e non rientro più.

La cantina dell’Ambasciata in una foto di Cristiano Giglioli.

“A cinque minuti all’una, sento un enorme boato da sottoterra, il terreno si muove. Dall’altra parte della strada sento il rumore dei crolli e le urla della gente. Il ristorante che c’è di fronte a me non riaprirà per mesi. Poi alle 17 un’altra scossa. Ci dicono che le scosse erano sui 5.3, 5.9. A me è sembrato molto di più.

Un’altra foto di Cristiano Giglioli: Quistello.

“Il 31 i pompieri mi danno l’agibilità e noi verso il 2 o il 3 siamo ritornati. Domenica 3, c’è stata un’altra botta, alle 21.20. Di nuovo il panico. Per fortuna che in centro i portici hanno retto i muri delle case, ma dentro… dentro no, è venuto tutto giù. 
Molte persone dal 20 sono andate a dormire in una grande unica tenda vicino al Palazzetto dello Sport. Ci sono state 250 persone a mangiare e 500 a dormire.

“Adesso molte persone hanno la tenda davanti casa loro e hanno ancora paura a rientrare, dovranno passare i mesi… Altre sono dai loro parenti in altre case. Con mio fratello Romano abbiamo riaperto, ma non c’è certo il ritmo di prima. I miei clienti vengono da Modena, da qui vicino, adesso hanno altro a cui pensare…”

Francesco (o Carlo) Tamani, foto di Stefano Saccani – Gazzetta di Mantova.

Carlo, verrai a Isola d’Asti, alla cena al Cascinalenuovo?

“Certo che verrò: l’iniziativa è bella e ci fa sentire meno soli. Anche io, quando succedono cose così, sento che mi devo muovere, non si può stare con le mani in mano. Ci siamo mossi anche per l’Abruzzo, sai? Abbiamo mandato dei fondi all’Università dell’Aquila.”

Allora ci vediamo il 12?

“Sì, ci vediamo il 12. 
Ma lo sai perché sono contento?”

No Carlo, non lo so: come mai sei contento?”

“Perché mia figlia ha portato all’esame all’Università il terremoto. Ha preso 30 sai? E ha fatto tutto in tre giorni. Brava eh?”

Bravissima Carlo! Grazie dell’intervista – ci vediamo il 12, poi però vengo io a Mantova, eh? Con tutti quelli che posso portare!

“Vi aspetto tutti, allora!”

 Paola Sucato

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