Un perché al perché: SoSBlogger aiuta…

Già. “Perché aiutare uno chef, probabilmente già ricco, invece di aiutare chi ha perso la casa?”

Probabilmente se lo saranno chiesto in molti, qualcuno lo ha già fatto nei commenti su questo blog. Una lista di priorità? Prima i vecchi e i bambini? Prima le attività lavorative o quelle commerciali? I luoghi di culto i monumenti? Tutti vorremmo aiutare tutti, e tutto – dalla casa diroccata alla torre caduta, alla mucca dispersa, al parmigiano spezzato… La povera volpe tirata fuori dalle macerie (potevano lasciarla lì, tanto è una bestia… è importante anche questo, siamo tutti un mondo nel mondo, ogni essere albero animale va salvato e salvaguardato…). Aiutare tutti, aiutare chi, aiutare nessuno che tanto i soldi si perdono per strada… Aiutare chi i soldi non li ha, chi li aveva, chi non ne ha abbastanza. Tanto c’è lo Stato, o dovrebbe esserci. E a me chi mi aiuta?

E allora? Allora, aiutare uno – un cuoco, o un caseificio, o un asilo, o un sindaco, un condominio, un contadino, una fabbrichetta, o un campanile… – vuol dire aiutare tutti. Aiutare uno chef (ma ce li avrà poi davvero, i soldi? magari un po’, ma non così tanti?) vuol dire aiutare un ristorante, uno o più sottocuochi, cuochi, lavapiatti, camerieri/e, maître, personale delle pulizie, magari posteggiatori; i fornitori, i contadini, gli allevatori che vendono loro le materie prime, i commercianti di piatti e bicchieri che glieli venderanno nuovi; i benzinai che fanno benzina a chi va a mangiare al ristorante, le autostrade che incassano il pedaggio; e così via. Magari sì, magari no: e allora uno manda un sms al 45500, fa una donazione alla Caritas, alla Croce Rossa, manda la propria tenda o il proprio camper, ospita a casa sua dei terremotati, firma assegni, adotta un monumento – cucina per le popolazioni colpite, come fanno molti chef; oppure dice ma come ci sono ancora terremotati all\’Aquila, gli emiliani sono certo più ricchi degli aquilani, e stiamo lì a soccorrerli? Tutto ci sta, tutto va bene, o male – ma niente di tutto ciò è – forse – sbagliato.

Io vedo tutto quello che c’è intorno, scelgo, a seconda anche delle mie possibilità economiche. Qualche sms, costa meno di una cena da 100€; una forma di parmigiano, o un kilo, ché tanto andrebbe buttato se non lo prendo (ah, ci ho provato, era esaurito…). Un versamento sul conto corrente (ma le banche faranno pagare la commissione? è vero che una banca ha bloccato le carte di credito per evitare che i terremotati si indebitassero oltremisura?). Porto una scatoletta di tonno e una maglietta a un centro di raccolta. Non faccio niente, non ho i soldi, è lo stato che ci deve pensare. Ok.

Ma intanto, se possiamo, se vogliamo, aiutiamo. Aiutiamo l’Emilia, e anche la Liguria, l’Abruzzo, non dimentichiamo nessuno.

SoSBlogger ti aiuta.

Emanuele Bonati

(immagini prese dalla rete)

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